Nel Giugno 2017, in occasione di un incontro ufficiale per giungere ad un accordo di cooperazione e protezione sulle indicazioni geografiche ("Agreement on Cooperation on, and Protection of, Geographical Indications"), l'Unione Europea e la Cina hanno deciso di pubblicare formalmente un elenco di 100 indicazioni geografiche europee e 100 cinesi, destinate al riconoscimento reciproco e alla loro protezione nelle due aree.
L'accordo ha lo scopo di proteggere da imitazioni, contraffazioni e usurpazioni i prodotti previsti nell'elenco, con reciproci vantaggi commerciali e una maggiore sensibilizzazione dei consumatori, in vista di una crescita della domanda di prodotti di alta qualità da entrambe le parti.
Tra i prodotti potenzialmente oggetto di protezione in Cina tra quelli proposti dall'Unione Europea ci sono la birra bavarese, la feta greca, il Queso Manchego spagnolo, lo Champagne francese, il Gorgonzola italiano e la vodka polacca, mentre tra i prodotti cinesi che aspirano ad ottenere lo status di indicazione geografica nell'UE sono presenti la mela Yantai, il tè al gelsomino Hengxian, il riso Panjin e il mango Baise.
Il mercato cinese di prodotti agroalimentari è uno dei maggiori al mondo ed è in continua crescita, sostenuto dalla sempre maggiore disponibilità economica della classe media locale, che apprezza e richiede le specialità europee, ripone fiducia nel sistema europeo di classificazione delle indicazioni geografiche ed è disposta a pagare un prezzo più alto per questi prodotti.
D'altra parte, come i principali Paesi europei, anche la Cina ha una ricca tradizione in materia di indicazioni geografiche tipiche, sebbene queste siano ancora quasi del tutto sconosciute al consumatore medio europeo.
Una più stretta collaborazione con un partner commerciale globale quale è la Cina non può che riverberarsi in modo vantaggioso sulle nostre aziende agricole e alimentari, così come sui consumatori di entrambe le parti dell'accordo.
L'Unione Europea può contare su oltre 3300 denominazioni e indicazioni geografiche registrate e attualmente riconosce e protegge oltre 1200 denominazioni di Paesi terzi grazie ad accordi bilaterali come quello in corso di elaborazione con la Cina.
