MARCHI STORICI DI INTERESSE NAZIONALE

È stato recentemente pubblicato il testo definitivo del Decreto-Legge 30 aprile 2019, n. 34 recante le “Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi” (c.d. Decreto Crescita) il quale dovrà essere convertito in legge entro il 30 giugno 2019.

Questo decreto prevede varie novità, tra le quali, l’articolo 31 che prevede l’inserimento dell’art. 11-ter del D. Leg. 30/2005 (Codice della proprietà industriale) il quale introduce la nozione di “marchio storico di interesse nazionale”.  Tale norma verte a scoraggiare i titolari di marchi italiani a vendere il proprio brand ad acquirenti esteri ed ha l’obiettivo principale di tutelare l’occupazione.

Inoltre, è stato previsto l’introduzione di un nuovo art. 185-bis CPI che prevede la creazione, presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi (UIBM), di un “registro speciale dei marchi storici di interesse nazionale” nel quale, su istanza del titolare o del licenziatario esclusivo del marchio, possono essere registrati i marchi di impresa che abbiano le seguenti caratteristiche:

  1. registrati da almeno 50 anni o per i quali sia possibile dimostrare l'uso continuativo da almeno 50 anni (sembrerebbe quindi includere i marchi depositati 50 anni fa in una forma e successivamente ridepostati dopo un restyling; dubbi sull’estensione della procedura ai marchi non registrati ed alle ditte);
  2. utilizzati per la commercializzazione di prodotti o servizi realizzati in un'impresa produttiva nazionale di eccellenza storicamente collegata al territorio nazionale.

Verrà anche istituito, con decreto dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), il logo del “marchio storico”, che tuttavia è ad oggi ancora in esame. Tale logo potrà essere apposto sui prodotti / servizi del marchio storico a fini commerciali e promozionali. Nelle intenzioni del MISE chi si fregerà di questo marchio avrà un vantaggio di immagine sul mercato.

Inevitabilmente, dalla registrazione di un segno come “marchio storico” deriveranno diritti e doveri in capo alle imprese titolari o licenziatarie esclusive.

I VANTAGGI risultanti dalla registrazione del “marchio storico” saranno:

- l’utilizzo del logo “marchio storico” per contraddistinguere i propri prodotti sul mercato, il quale, nella mente del legislatore, dovrebbe garantire un’attrattiva da parte del consumatore;
- la possibilità specificamente destinata alle sole PMI proprietarie o licenziatarie del marchio storico di poter accedere agli stanziamenti del “Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese” per progetti di valorizzazione del proprio marchio (previsto dall’articolo 2, lett. a, comma 100, della L. 23/12/1996, n. 662) tuttavia le modalità devono ancora essere stabilite tramite successivo decreto del MISE;
- la possibilità per qualsiasi impresa (PMI o grande) titolare o licenziataria esclusiva di un “marchio storico” registrato di usufruire delle risorse del “Fondo per la tutela dei marchi storici di interesse nazionale” per intervenire in caso di
- 1) chiusura del sito produttivo di origine o comunque quello principale, di cessazione dell'attività
- 2) di delocalizzazione al di fuori del territorio nazionale, con conseguente licenziamento collettivo.
- Si prevede infatti lo stanziamento di 30 milioni di euro per l’anno 2020 per l’attuazione delle suddette disposizioni. Anche in questo caso le modalità di accesso ai fondi non sono ancora state definite dal MISE ma dovrebbe trattarsi di un intervento diretto nel capitale sociale..

Gli SVANTAGGI invece sarebbero:

- l’obbligo per il titolare o licenziatario esclusivo di informare immediatamente il MISE della possibile cessione/chiusura/delocalizzazione;
- l’obbligo per il titolare o licenziatario esclusivo di comunicare al MISE una relazione a consuntivo della procedura, evidenziando le ragioni che hanno portato a non presentare o accogliere le proposte, qualora nessuna proposta di acquisto sia stata presentata o accolta;
- l’obbligo per il titolare o licenziatario esclusivo di fornire determinate informazioni riguardo al progetto di chiusura o delocalizzazione dello stabilimento ed in particolare:  
1. i motivi economici, finanziari o tecnici del progetto di chiusura o delocalizzazione;
2. le azioni tese a ridurre gli impatti occupazionali attraverso, incentivi all’uscita, prepensionamenti, ricollocazione di dipendenti all’interno del gruppo;
3. le azioni che intende intraprendere per trovare un acquirente;
4. l’opportunità per i dipendenti di presentare un’offerta pubblica di acquisto ed ogni altra possibilità di recupero degli asset da parte degli stessi.
- l’obbligo per il titolare o licenziatario esclusivo, nei casi di conclusione senza esito della procedura di acquisto, di avviare una collaborazione con il MISE per individuare delle attività sostitutive per la reindustrializzazione e l’utilizzo del marchio storico al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività produttiva sul territorio nazionale;
- la subordinazione del titolare o licenziatario esclusivo alla valutazione del MISE in merito all’assegnazione di stanziamenti dal Fondo;
- l’esistenza della sanzione amministrativa pecuniaria nei confronti del titolare dell'impresa (da 5.000 a 50.000 euro) per la violazione dell’obbligo informativo;
l’intervento del MISE nelle operazioni di chiusura o delocalizzazione.

A prima vista registrare un marchio come storico pare avere più svantaggi che vantaggi.

Rimangono troppe incertezze, in particolar modo riguardo agli incentivi previsti dal Decreto, se saranno sufficienti a prevenire la dismissione o la delocalizzazione delle imprese e quali saranno le modalità, le condizioni e i limiti per la concessione dei Fondi. Inoltre, non sono ancora stati definiti e chiariti i criteri e le modalità di iscrizione dei marchi nel registro speciale.

Pertanto, considerando che l’iscrizione è facoltativa e che quindi gli obblighi che avrebbe il titolare del marchio storico non esistono per il titolare di un marchio che invece non è registrato come tale, il nostro consiglio è di attendere quali saranno esattamente le condizioni per poter ottenere una tutela privilegiata del proprio marchio storico, prima di procedere con la richiesta di iscrizione nel “registro speciale dei marchi storici di interesse nazionale”.

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